Monthly Archive: March 2017

L’ANDRA é in alto mare, ancora uno sforzo e cola a picco!

Dopo aver assistito impotente alla caduta delle recinzioni dell’ecoteca, lo scorso 18 febbraio, l’Andra continua a dover incassare colpi, questa volta nei tribunali. Il processo sull’occupazione del bosco Lejuc, il ricorso sul disboscamento della scorsa estate, il processo sullo scambio del bosco…. Le procedure in corso, strettamente legate le une alle altre, formano un insieme di nodi giuridici che l’Andra sembra non saper dipanare. Il rapporto di forza continua a crescere nel bosco e a Bure e questi ostacoli giuridici potrebbero ritardare il progetto per un lungo periodo.


Il 28 febbraio, il tribunale amministrativo di Nancy ha dato ragione agli abitanti di Mandres en Barrois e ai militanti anti CIGEO, annulando la delibera del 2 luglio 2015 con la quale il consiglio municipale di Mandres autorizzava lo scambio del bosco Lejuc. Dopo circa un anno e mezzo di mobilizzazione sulla questione del bosco e un’intensificazione della lotta, é un nuovo duro colpo per l’Andra, una bella spina nel fianco per gli addetti ai lavori dell’industria dell’atomo.

Il consiglio municipale dispone adesso di 4 mesi per la “regolarizzazione”, ossia una nuova delibera “regolare” per riprendere una decisione sullo scambio del bosco. Il contesto, nel frattempo, é cambiato; la gente parla, gli abitanti si attivano, nuove persone si installano nel villaggio, la mobilizzazione (inter)nazionale si amplia e i riflettori sono puntati su questo paesino dove si gioca l’avvenire della filiera nucleare francese. É finita l’epoca delle riunioni blindate dalle guardie dell’Andra. É ormai passato il tempo in cui l’Andra poteva permettersi che una manciata di consiglieri municipali corrotti decidano delle sorti del loro villaggio per 100 000 anni con un voto semi segreto affettuato alle 6 del mattino.

Il giorno prima, il 27 febbraio, durante la sentenza sul ricorso dell’Andra riguardante la decisione del 1 agosto del tribunale di Bar le Duc (che annulava l’autorizzazione di disboscamento) un’altro bel colpo che l’Andra deve incassare. Infatti, l’Autorità ambientale che aveva reso una notifica positiva permettendo all’Andra di disboscare e forare senza uno studio d’impatto preliminare, ha fatto un passo indietro e sospeso tale decisione. La procedura potrebbe dover riprendere da zero, con nuove leggi più vincolanti riguardo le procedure. La sentenza avrà luogo il 22 maggio e l’Andra non ha ancora nessuna autorizzazione prefettorale per il disboscamento.

Il 22 febbraio il tribunale si é inoltre pronunciato sulla domanda di sgombero del nostro amico Sven Lindstroem, abitante ufficiale del bosco, rinviando la decisione al 5 aprile, dopo una domanda di incontro del famoso gufo del bosco Lejuc con il presidente del tribunale il 29 marzo.
Storicamente, a Bure, non si era mai vista una tale contestazione e delegittimazione del projetto di spazzatura nucleare, giocata tanto sulle barricate, tanto nei tribunali. Ma tutto resta in gioco.

Contrariamente ai titoli frettolosi di qualche media nazionale, il progetto CIGEO non é (ancora) bloccato. La delibera sullo scambio del bosco é annullata ma l’Andra resta ancora proprietaria sulla carta. Soprattutto, i membri del consiglio municipale di Mandres potrebbero riprendere una decisione che autorizza lo scambio, visto che subiscono una forte pressione da parte dei nucleocrati, che sia sul piano di un ricatto riguardante l’impiego di membri della famiglia o sull’attribuzione di contratti d’affitto di terreni agricoli o per la caccia. L’Andra puo’ continuare ad avanzare per deporre la domanda di autorizzazione di creazione (la DAC) prima del 2018, anche se il calendario é ormai compromesso.

Rispetto a tutto questo quindi é importante restare mobilizzati, in diverse direzioni:

1. I quattro consiglieri municipali di Mandres, visto il livello di conflitto di interessi, non dovrebbero poter votare. Per non parlare del sindaco, più agente commerciale decomplessato che altro, definito “delegato CIGEO” alla comunità di comuni.

2. Dopo l’imprecisione del 27 febbraio riguardante il disboscamento e la domanda d’impatto preliminare, é necessario bloccare l’Andra sul perseguimento dei suoi lavori preparatori non solo nel bosco Lejuc ma ovunque. Si invitano quindi le associazioni ambientaliste e naturaliste dell’Est, sollecitate dall’Andra per perseguire lo studio d’impatto a posizionari pubblicamente contro il progetto, boicottare e rifiutare di collaborare alla nuclearizzazione del territorio.

3. Rispetto al rinvio sullo sgombero del bosco, dopo l’udienza del 22 febbraio, é l’occasione di consolidare l’occupazione e gli altri progetti di installazione a Bure.

Altri appuntamenti saranno lanciati in aprile, per una primavera di resistenza, gioisa e determinata!

Tenetevi le scorie, noi teniamo il bosco!
Andra dégage, résistance et affouages !

Rinversata sulle griglie dell’Andra 20 anni di rabbia repressa

Bure 18 febbraio 2017 “la collera per non essere ascoltati si scontra con il potere delle forze in divisa che proteggono gli interessi del nucleare”. Su uno dei siti di riferimento apprendiamo della notizia di scontri nel territorio della Marna in Francia, un territorio dove sottoterra il governo vuole seppellire gli scarti della produzione nucleare.

Se avessimo fatto questo 25 anni fa, non sarebbe andata così” ci dice un ex contadino Mandres dall’auto mentre saluta il corteo che è intanto arrivato alle porte di ANDRA. 18 febbraio doveva essere una giornata di mobilitazione contro la successiva espulsione dalla foresta di Lejuc, alla fine è stato un altro grande momento di sconfitta inflitta ad ANDRA.
Sotto un sole freddo e timido, alle ore 11, un corteo lungo ornato e gioioso di circa 600 persone si snoda tra Bure e il Bois Lejuc. Dal Chaufour, il punto più alto, per osservare l’imponente laboratorio ANDRA e le posizioni dei futuri lavori relativi all’installazione di Cigéo, la pattumiera nucleare. Il corteo simbolicamente ha seguito le orme dei precedenti due eventi di rioccupazione della foresta dell’estate del 2016. Il tempo per condividere un pasto servito dalla cucina collettiva e di scoprire e visitare le diverse case, poi un fantastico calore si è sprigionato, mentre 700 nastri gialli sono stati distribuiti a tutti per decorare i rami e simboleggiare così la resistenza del bosco nel deserto nucleare.

Intorno alle ore 15, pezzi di muro dell’ANDRA vengono distrutti come lo scorso agosto, un corteo di circa 700 persone ha colpito la strada in direzione opposta all’entrata per raggiungere il laboratorio da dietro attraverso Bure. Sul posto, un grande schiramento di polizia dietro un muro di filo spinato, gli anti-sommossa sorvegliano i cancelli tutto attorno alla roccaforte nucleare. Un’immagine sorprendente quella di un muro che racchiude un bosco per uno chilometro, l’immagine dell’industria del nucleare, le spalle al muro, trincerati dietro alte mura sorvegliate da soldati.
La folla unita dal suono dei tamburi della batucada e dalla battitura delle pietre sui guard rail, e urla di gufi e lupi ha continuato il suo percorso con determinazione, in un’atmosfera elettrica. Le persone si snodano in un arco di cerchio dalla strada lungo tutto l’edificio dell’Ecoteca, una buona parte del corteo, avanza e si ritira a sua volta per il gas. Finalmente riescono ad invertire molto la situazione coloro che erano sopravvissuti fuori la notte del giorno prima, in una pioggia di gas lacrimogeni, creano un poligono di tiro dal di fuori delle recinzioni. Il resto dei manifestanti di ogni età e provenienza si sono incoraggiati, entusiasti, con grida e musica, hanno pitturato la strada che accede con il grande simbolo del Grand Phénix Bariolé, un simbolo di lotta popolare dei nostri migliori ultimi anni. Un’atmosfera lontana da quella descritta dalla prefettura che ridurrebbe la rabbia popolare legittima a lungo repressa, in un atto isolato di una “cinquanta di individui incappucciati”.

Ma l’eterno discorso mediatico-poliziesco, dove una minoranza di teppisti ultraviolenti fa casino, ha assunto il vero volto, quello della solidarietà gioiosa e impeccabile per l’intero evento, un attacco diretto al laboratorio sulla sua terra, per la prima volta in 25 anni. Se il mondo che ci viene promesso è quello che promuove ANDRA, quando una popolazione disprezzata impone le loro dimissioni, allora si noi siamo tutti e tutte casseur-heureuses di quel mondo.
Di fronte alle recinzioni cadute, la polizia è immobile, replica con spari di gas cs e granate stordenti, sono state ferite in pochi minuti venti persone, due delle quali hanno dovuto essere portate all’ospedale, mentre i più riportano ferite multiple causate dalle schegge. Nonostante la violenza di questa risposta, i manifestanti gradualmente sono poi tornati serenamente a Bure.

Di notte, centinaia di persone dopo essersi rifocillate alla Casa della Resistenza, hanno assistito ad un concerto sotto una tenda da circo, il campo è stato donato da un contadino della zona. Costruito anche un bar, l’infokiosk, e piazzate tende in comune, uno spazio di primo soccorso era pronto ad accogliere serenamente tutte le persone. L’atmosfera di festa ed esultanza ha continuato fino a tarda notte. Finiti gli scontri le persone hanno ammesso che è stata una giornata storica che rimarrà impressa nei ricordi, uno di quei momenti in cui si tocca la realtà di un altro mondo possibile, la possibilità di una decisione che inverte il corso delle cose.
Dopo la caduta del “muro della vergogna”, la scorsa estate, adesso sono le porte del laboratorio che cadono sabato 18 febbraio a Bure. In pochi mesi il bastione apparentemente immutabile e intoccabile è incrinato: dopo 25 anni di lotta che ha visto decine di migliaia di abitanti dalla Meuse e della Haute-Marne, protestare, fare petizioni, organizzare campi poi gradualmente cedere il passo alla rassegnazione e stanchezza, ora la speranza rinasce. Questo ci lascia credere ancora in un futuro diverso per la Meuse e la Haute Marne invece di questa zone come un intestino atomico militarizzato.