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Dal 16 al 18 giugno: a Bure incontri contro la prigione


Dal 16 al 18 giugno si svolgeranno a Bure degli incontri anticarcerali.

Durante tre giorni, il nuovo collettivo Anarchist Bure Cross invita a partecipare a discussioni e proiezioni sulla prigione, alla Maison de Resistance de Bure.
Parliamo di “incontri” perché intendiamo incontrarci con tutt* quell* che vogliono battersi per la chiusura delle prigioni e dei dispositivi coercitivi in ogni forma. Non crediamo che ci siano alternative possibili alla prigione, piuttosto che questa sia lo strumento sistematico del controllo sociale. Di conseguenza vogliamo proporre un week end che analizza il sistema carcerario e che permetta di gettare le basi per l’oganizzazione di una rete di lotta conro le prigioni di oggi, quelle di domani e tutti gli altri dispositivi che ne risultano.

Una trentina di nuove prigioni sono attualmente in progetto in Francia. É la continuità della politica che rinchiude sempre di più le persone che non corrispondono alle norme sociali. Le prigioni sono piene di pover*, di stranier* e di tutt* coloro che si oppongono a questa ingiustizia sociale.

Programma:

La giornata di venerdi’ sarà dedicata a discussioni aperte e condivisione di vissuti sulla prigione e tutte le altre esperienze di restrizione e detenzione che ci toccano, in particolar modo dopo il movomento sociale contro la Loi Trvail, duramente represso.
In serata: proiezioni video sulla prigione

La giornata di sabato accoglie Kyou e Nadia riguardo i loro rispettivi libri, “Bello come una prigione che brucia” e “ A quelli che si credono liberi”, scritti che ritracciano dei vissuti della prigione, delle persone vicine alle/ai detenut*, le resistenze e rivolte dall’interno, le lotte anticarcerarie del passato.
Gael con il libro “Fratelli della costa” che descrive la traiettoria dei pirati somali, imprigionati a lungo in Francia, tagliati dalle loro famiglie. In presenza di alcuni amici somali che sono stati prigionieri.
Presentazioni, stand e discussioni riguardo le lotte anti carcerarie degli anni ‘70-’80, forse con la presenza di amic*impegnat* nei collettivi all’epoca e le edizioni libertalia.

In serata, concerto alla vecchia stazione di Lumeville, a 5 km da Bure.

La giornata di domenica si aprirà con una discussione sulle prospettive di lotta anticarcerarie che potremo costruire in futuro. Scambio e confronto tra i gruppi Anarchist Black Cross francesi e internazionali ed altri collettivi anticarcerari attivi nella lotta contro la prigione. In un secondo tempo la discussione sarà più orientata al concreto, sugli appuntamenti, gli strumenti e le forme di organizzazione all’interno e davanti alle prigioni e contro le future galere in costruzione.

Martedi’: durante la settimana di azione dal 19 al 26 giugno un pasto collettivo sarà organizzato davanti alla prigione per le persone vicine alle/ai detenut* che si presentano al parlatoio.

Vi invitiamo a venire con i vostri documenti, scritti, video, testimonianze par alimentare le informazioni durante tutto il fine settimana.
E se volete avere informazioni o proporre una discussione, un atelier, un’azione é possibile contattarci alla mail:aburecross@riseup.net
Il sito: anarchistburecross.noblogs.org

Evviva é il mio compleanno!Dal 19 al 26 giugno: merenda senza fine!

Merenda interminabile!
E’ un anno che siamo nella foresta!

Sappiamo adesso che il senso delle nostre vite prende forma nei luoghi comuni e autonomi: nelle sale autogestite delle università, nelle mense popolari, nei territori da difendere… A Bure, la ricerca di autonomia politica si pratica nelle case collettive che sono state comprate e nel bosco Lejuc occupato. Dopo un pic nic interminabile lo scorso anno nella foresta per impedire l’inizio dei lavori del progetto CIGEO, adesso nel bosco ci abbiamo fatto il nostro nido. Dal 19 al 26 giugno vogliamo festeggiare attraverso una merenda di compleanno senza fine nel cuore del bosco!
Sembra che il bosco sia espulsabile. Sembra che le civette e i gufi del bosco non passeranno l’estate. Ecco il ritornello fatalista che le autorità vogliono metterci in testa. Ma noi non siamo di quell* che si lasciano imporre una play list. Non immaginiamo una celebrazione nostalgica ma l’occasione di far fiorire una nuova intensità di vita nella foresta, dei nuovi legami e delle pratiche offensive.
A partire da lunedi’ 19 mattina due punti d’ accoglienza verranno effettuati a Vigie Sud e a Barricade Nord. La settimana si svoglerà nella foresta, esperienza di campo autogestito ( spazio non misto previsto) con cantieri collettivi (docce solari, nuove installazioni per discussioni collettive, barricate) atelier e momenti di autoformazione ( arrampicata, bolas, flex-yourte, spostamenti collettivi, medic, chimica…) un’assemblea sulle perspettive delle lotte per l’autonomia in Francia e altrove, letture intorno al fuoco, azioni anti-controllo polizia ( e altre, a sorpresa!), giochi di ruolo a 50, e festa acusitica il fine settimana! Venite con tutto quello che vi sembra utile (tenda, sacco a pelo, metriale e attrezzi per la costruzione, pentole). Anche se i pasti verranno preparati collettivamente, non esitate a portare con voi un po’ di cibo, per poter essere il più autonomi possibile. Speriamo che questa merenda di compleanno apra i campi del possibile per tutta l’estate!

Civette e gufi di Bure

A Bure, se l’Andra rioccupa la foresta, la sgomberiamo!

Appello a convergere nella Meuse per difendere il bosco Lejuc.

Nelle nostre strane contrade della Meuse, sembra che il tempo sia divenuto ciclico. La colpa non é del riscaldamento climatico ma di un’epidemia stagionale di febbre autoritaria sul bosco Lejuc, rioccupato da settembre 2016. Il 26 aprile, a seguito di multiperipezie giuridiche che ci hanno dato tempo, il tribunale di Bar-le-Duc ha dichiarato che le/gli abitanti del bosco erano immediatamente sgomberabili. E il 18 maggio, il consiglio comunale di Mandres en Barrois si riunirà per procedere ad una nuova delibera per “regolarizzare” lo scambio del bosco. L’Andra e lo Stato contrattaccano.

Abbiamo avuto due mesi di tregua, durante i quali delle nuove persone si sono installate, delle capanne sono state costruite, delle case investite, 1500 m2 di patate e cipolle piantate sulle terre occupate, delle passeggiate naturaliste, dei week end delle streghe, etc, etc. Ora si ricomincia. Dopo l’estate di emergenza e la prima espulsione, l’estate indiana e la rioccupazione, l’inverno deter’ con le minacce sulla foresta e la manifestazione ai piedi del laboratorio, entriamo ora nella primavera resistente! Gli elicotteri hanno ripreso i loro sorvoli quotidiani, anche in piena notte. Le pattuglie di polizia, avvoltoi malefici, si aggirano nei paesini, rendendo furiosi le/gli abitanti. Le foglie sono cresciute un po’ dappertutto, anche su alcune barricate: la Meuse é bella e vi accoglie.

Il bosco é quindi sgomberabile. Ma non sgomberato. Un piccolo inciso sulle barricate “di carta” – che cadono sempre ma ci permettono di avere più tempo per construire il rapporto di forza- per mezzo delle quali la delibera che permetteva la proprietà dell’Andra sul bosco é stata invalidata dalla giustizia il 28 febbraio. La foresta quindi non ha mai smesso di essere il bosco comunale delle/degli abitanti di Mandres en Barrois. Niente é deciso per la nuova delibera del 18 maggio. Da marzo a luglio numerose specie di uccelli nidificano nel bosco, cosa che blocca l’autorizzazione al disboscamento. Una buona decina di specie protette, gatto selvatico, pipistrello, uccelli… sono stati identificati duranti i mesi passati. E per quel che riguarda le barricate quelle vere, le capanne, le vigies… sta a noi consolidarle!

Buffo il calendario. Si é ben poco parlato di ambiente o di nucleare durante questa non-campagna presidenziale dall’andamento disilluso da reality show con botta e risposta di cattivo gusto. Il 2007 é lontano, con il “patto ecologico”di Mr Hulot e lo spettacolo del Grenelle Environnement. E la promessa di chiusura di Fessenheim lanciata nel 2012 avrà tenuto, fino infondo, il suo stato di promessa. Nel 2017 si é parlato “affaires”, immigrazione-terrorismo-razzismo, sicurezza-polizia. Si procederà all’interramento delle scorie radioattive come si rasano delle bidonvilles, come si da la caccia ai proletari nei quartieri popolari e alle lotte: con una polizia-milizia sempre più fascista e “autonoma” nelle proprie azioni. Bure é il prolungamanto in una zona iper rurale del laboratorio repressivo di un potere che rinforza il suo versante autoritario ogni mese.

Non sarà certo l’avvento di un banchiere dolce dal sorriso fresco (piuttosto che una matrona fascista e carnivora) vestito con indumenti “anti-sistema” di “innovazione” che cambierà qualcosa- se non nel ritmo- al cammino morboso dell’inferno capitalista, razzista e autoritario. Che si lotti contro un progetto di spazzatura nucleare, contro un aereoporto verde, conto tutte le polizie e le frontiere, contro un piano sociale, contro le oppressioni sistemiche, é sempre questo mondo infernale che si cerca di fissurare e fermare, anche solo per un momento. Lottando contro tutto quello che ci domina, é una miriade di altri spazi che cerchiamo di costruire attraverso noi stessi, altre comunità di vita e di lotta emancipatrici, altri canti, altri sogni, altre relazioni in cui si smette di vendersi, senza nessuna autorità.

Nella lingua arida di quelli che pretendono governarci, la ricerca di questi spazi, la conflittualità che si radica sono delle “cisti”. Prendiamolo alla lettera: questo mondo é malato, offriamogli un ascesso da far gioiosamente infettare sulla faccia squallida che riflette il suo ordine marcio. Allora, siamo simpatici, offriamogli un regalo al nuovo potentato paffuto del capitalismo sfrenato e a tutta la sua cricca smunta di apprendisti start-uppers: un’incoronazione in bellezza con un conflitto rivendicato nel cuore di questi 220 ettari di bosco.

Da adesso, e come sempre, tutte le presenze a Bure sono cruciali. Facciamo attenzione al trionfalismo e allo spirito warrior…sappiamo che quello che costruimo é fragile, e come in una sfida, ci mettiamo tutto il nostro amore. Sappiamo anche che, nonostante siamo più numeros* a vivere in loco che un anno fa, non siamo ancora abbastanza forti per attaccare su tutti i fronti. Nei mesi a venire a Bure ci sarà sicuramente bisogno di scudi, di trincee, di barricate ma anche e soprattutto di canti, di massaggi, di coltivare le terre occupate, di costruire momenti di vita comune, di questionare noi e le nostre relazioni… Ci sarà bisogno di gioia, di cura e attenzione reciproca per continuare a radicare qui una vita desirabile e sabotare il loro deserto.
Vi aspettiamo!
Andra dégage! Résistance et sabotage!
Tenetevi le scorie, noi teniamo il bosco.

Prossimi appuntamenti:

Da adesso, convergenza massiva verso Bure per difendere il bosco occupato. Il posto c’é, persone che assicurano l’accoglienza pure. Cercare di essere il più autonomi possibile: tenda, sacco a pelo, scarpe adatte, luce frontale, materiale per arrampicare sugli alberi….
Il 18 maggio: presidio davanti al comune di Mandre en Barrois per mettere pressione ed impedire il voto per la “regolarizzazione” dello scambio del bosco. Portare qualcosa da sgranocchiare e da bere, strumenti musicali, pentole e coperchi
20 maggio: grande manifestazione dei 300 000 passi a Bure contro la nuclearizzazione del territorio
17 e 18 giugno: Incontri anticarcerali a Bure. Prossimamante maggiori informazioni
19 – 26 giugno Settimana d’azione e di nidificazione

In caso di espulsione:
Il giorno stesso: appuntamento alla Casa di resistenza di Bure alle ore 18
Le settimane dopo lo sgombero: grande manifestazione di rioccupazione
Chiamata ad azioni decentrate contro i promotori e imprese appalto della spazzatura nucleare: Vinci, Eiffage, Edf, Andra, Areva, il CEA….

L’ANDRA é in alto mare, ancora uno sforzo e cola a picco!

Dopo aver assistito impotente alla caduta delle recinzioni dell’ecoteca, lo scorso 18 febbraio, l’Andra continua a dover incassare colpi, questa volta nei tribunali. Il processo sull’occupazione del bosco Lejuc, il ricorso sul disboscamento della scorsa estate, il processo sullo scambio del bosco…. Le procedure in corso, strettamente legate le une alle altre, formano un insieme di nodi giuridici che l’Andra sembra non saper dipanare. Il rapporto di forza continua a crescere nel bosco e a Bure e questi ostacoli giuridici potrebbero ritardare il progetto per un lungo periodo.


Il 28 febbraio, il tribunale amministrativo di Nancy ha dato ragione agli abitanti di Mandres en Barrois e ai militanti anti CIGEO, annulando la delibera del 2 luglio 2015 con la quale il consiglio municipale di Mandres autorizzava lo scambio del bosco Lejuc. Dopo circa un anno e mezzo di mobilizzazione sulla questione del bosco e un’intensificazione della lotta, é un nuovo duro colpo per l’Andra, una bella spina nel fianco per gli addetti ai lavori dell’industria dell’atomo.

Il consiglio municipale dispone adesso di 4 mesi per la “regolarizzazione”, ossia una nuova delibera “regolare” per riprendere una decisione sullo scambio del bosco. Il contesto, nel frattempo, é cambiato; la gente parla, gli abitanti si attivano, nuove persone si installano nel villaggio, la mobilizzazione (inter)nazionale si amplia e i riflettori sono puntati su questo paesino dove si gioca l’avvenire della filiera nucleare francese. É finita l’epoca delle riunioni blindate dalle guardie dell’Andra. É ormai passato il tempo in cui l’Andra poteva permettersi che una manciata di consiglieri municipali corrotti decidano delle sorti del loro villaggio per 100 000 anni con un voto semi segreto affettuato alle 6 del mattino.

Il giorno prima, il 27 febbraio, durante la sentenza sul ricorso dell’Andra riguardante la decisione del 1 agosto del tribunale di Bar le Duc (che annulava l’autorizzazione di disboscamento) un’altro bel colpo che l’Andra deve incassare. Infatti, l’Autorità ambientale che aveva reso una notifica positiva permettendo all’Andra di disboscare e forare senza uno studio d’impatto preliminare, ha fatto un passo indietro e sospeso tale decisione. La procedura potrebbe dover riprendere da zero, con nuove leggi più vincolanti riguardo le procedure. La sentenza avrà luogo il 22 maggio e l’Andra non ha ancora nessuna autorizzazione prefettorale per il disboscamento.

Il 22 febbraio il tribunale si é inoltre pronunciato sulla domanda di sgombero del nostro amico Sven Lindstroem, abitante ufficiale del bosco, rinviando la decisione al 5 aprile, dopo una domanda di incontro del famoso gufo del bosco Lejuc con il presidente del tribunale il 29 marzo.
Storicamente, a Bure, non si era mai vista una tale contestazione e delegittimazione del projetto di spazzatura nucleare, giocata tanto sulle barricate, tanto nei tribunali. Ma tutto resta in gioco.

Contrariamente ai titoli frettolosi di qualche media nazionale, il progetto CIGEO non é (ancora) bloccato. La delibera sullo scambio del bosco é annullata ma l’Andra resta ancora proprietaria sulla carta. Soprattutto, i membri del consiglio municipale di Mandres potrebbero riprendere una decisione che autorizza lo scambio, visto che subiscono una forte pressione da parte dei nucleocrati, che sia sul piano di un ricatto riguardante l’impiego di membri della famiglia o sull’attribuzione di contratti d’affitto di terreni agricoli o per la caccia. L’Andra puo’ continuare ad avanzare per deporre la domanda di autorizzazione di creazione (la DAC) prima del 2018, anche se il calendario é ormai compromesso.

Rispetto a tutto questo quindi é importante restare mobilizzati, in diverse direzioni:

1. I quattro consiglieri municipali di Mandres, visto il livello di conflitto di interessi, non dovrebbero poter votare. Per non parlare del sindaco, più agente commerciale decomplessato che altro, definito “delegato CIGEO” alla comunità di comuni.

2. Dopo l’imprecisione del 27 febbraio riguardante il disboscamento e la domanda d’impatto preliminare, é necessario bloccare l’Andra sul perseguimento dei suoi lavori preparatori non solo nel bosco Lejuc ma ovunque. Si invitano quindi le associazioni ambientaliste e naturaliste dell’Est, sollecitate dall’Andra per perseguire lo studio d’impatto a posizionari pubblicamente contro il progetto, boicottare e rifiutare di collaborare alla nuclearizzazione del territorio.

3. Rispetto al rinvio sullo sgombero del bosco, dopo l’udienza del 22 febbraio, é l’occasione di consolidare l’occupazione e gli altri progetti di installazione a Bure.

Altri appuntamenti saranno lanciati in aprile, per una primavera di resistenza, gioisa e determinata!

Tenetevi le scorie, noi teniamo il bosco!
Andra dégage, résistance et affouages !

Rinversata sulle griglie dell’Andra 20 anni di rabbia repressa

Bure 18 febbraio 2017 “la collera per non essere ascoltati si scontra con il potere delle forze in divisa che proteggono gli interessi del nucleare”. Su uno dei siti di riferimento apprendiamo della notizia di scontri nel territorio della Marna in Francia, un territorio dove sottoterra il governo vuole seppellire gli scarti della produzione nucleare.

Se avessimo fatto questo 25 anni fa, non sarebbe andata così” ci dice un ex contadino Mandres dall’auto mentre saluta il corteo che è intanto arrivato alle porte di ANDRA. 18 febbraio doveva essere una giornata di mobilitazione contro la successiva espulsione dalla foresta di Lejuc, alla fine è stato un altro grande momento di sconfitta inflitta ad ANDRA.
Sotto un sole freddo e timido, alle ore 11, un corteo lungo ornato e gioioso di circa 600 persone si snoda tra Bure e il Bois Lejuc. Dal Chaufour, il punto più alto, per osservare l’imponente laboratorio ANDRA e le posizioni dei futuri lavori relativi all’installazione di Cigéo, la pattumiera nucleare. Il corteo simbolicamente ha seguito le orme dei precedenti due eventi di rioccupazione della foresta dell’estate del 2016. Il tempo per condividere un pasto servito dalla cucina collettiva e di scoprire e visitare le diverse case, poi un fantastico calore si è sprigionato, mentre 700 nastri gialli sono stati distribuiti a tutti per decorare i rami e simboleggiare così la resistenza del bosco nel deserto nucleare.

Intorno alle ore 15, pezzi di muro dell’ANDRA vengono distrutti come lo scorso agosto, un corteo di circa 700 persone ha colpito la strada in direzione opposta all’entrata per raggiungere il laboratorio da dietro attraverso Bure. Sul posto, un grande schiramento di polizia dietro un muro di filo spinato, gli anti-sommossa sorvegliano i cancelli tutto attorno alla roccaforte nucleare. Un’immagine sorprendente quella di un muro che racchiude un bosco per uno chilometro, l’immagine dell’industria del nucleare, le spalle al muro, trincerati dietro alte mura sorvegliate da soldati.
La folla unita dal suono dei tamburi della batucada e dalla battitura delle pietre sui guard rail, e urla di gufi e lupi ha continuato il suo percorso con determinazione, in un’atmosfera elettrica. Le persone si snodano in un arco di cerchio dalla strada lungo tutto l’edificio dell’Ecoteca, una buona parte del corteo, avanza e si ritira a sua volta per il gas. Finalmente riescono ad invertire molto la situazione coloro che erano sopravvissuti fuori la notte del giorno prima, in una pioggia di gas lacrimogeni, creano un poligono di tiro dal di fuori delle recinzioni. Il resto dei manifestanti di ogni età e provenienza si sono incoraggiati, entusiasti, con grida e musica, hanno pitturato la strada che accede con il grande simbolo del Grand Phénix Bariolé, un simbolo di lotta popolare dei nostri migliori ultimi anni. Un’atmosfera lontana da quella descritta dalla prefettura che ridurrebbe la rabbia popolare legittima a lungo repressa, in un atto isolato di una “cinquanta di individui incappucciati”.

Ma l’eterno discorso mediatico-poliziesco, dove una minoranza di teppisti ultraviolenti fa casino, ha assunto il vero volto, quello della solidarietà gioiosa e impeccabile per l’intero evento, un attacco diretto al laboratorio sulla sua terra, per la prima volta in 25 anni. Se il mondo che ci viene promesso è quello che promuove ANDRA, quando una popolazione disprezzata impone le loro dimissioni, allora si noi siamo tutti e tutte casseur-heureuses di quel mondo.
Di fronte alle recinzioni cadute, la polizia è immobile, replica con spari di gas cs e granate stordenti, sono state ferite in pochi minuti venti persone, due delle quali hanno dovuto essere portate all’ospedale, mentre i più riportano ferite multiple causate dalle schegge. Nonostante la violenza di questa risposta, i manifestanti gradualmente sono poi tornati serenamente a Bure.

Di notte, centinaia di persone dopo essersi rifocillate alla Casa della Resistenza, hanno assistito ad un concerto sotto una tenda da circo, il campo è stato donato da un contadino della zona. Costruito anche un bar, l’infokiosk, e piazzate tende in comune, uno spazio di primo soccorso era pronto ad accogliere serenamente tutte le persone. L’atmosfera di festa ed esultanza ha continuato fino a tarda notte. Finiti gli scontri le persone hanno ammesso che è stata una giornata storica che rimarrà impressa nei ricordi, uno di quei momenti in cui si tocca la realtà di un altro mondo possibile, la possibilità di una decisione che inverte il corso delle cose.
Dopo la caduta del “muro della vergogna”, la scorsa estate, adesso sono le porte del laboratorio che cadono sabato 18 febbraio a Bure. In pochi mesi il bastione apparentemente immutabile e intoccabile è incrinato: dopo 25 anni di lotta che ha visto decine di migliaia di abitanti dalla Meuse e della Haute-Marne, protestare, fare petizioni, organizzare campi poi gradualmente cedere il passo alla rassegnazione e stanchezza, ora la speranza rinasce. Questo ci lascia credere ancora in un futuro diverso per la Meuse e la Haute Marne invece di questa zone come un intestino atomico militarizzato.

Che ci sgomberino o no, la foresta é nostra!

In questa stagione di notti languide che lasciano alle stelle lo spettacolo della loro luce riflessa, il nemico si aggira ancora, pensa che la foresta sia spenta e vulnerabile? Avanza a passo pesante sul cemento dei tribunali, avanza scortato dai suoi soldati di piombo, violando senza rimorsi i dolci sogni d’armonia degli alberi dormienti. Lui, il nemico, delirante, sogna scenari apocalittci, tronchi triturati e pozzi che devastano le viscere della terra e vomitano rifiuti che lui sa, in fondo non ci resteranno mai, sotto terra. Ma le civette e i gufi fanno la guardia….

L’Andra ci immagina intorpiditi? No. Non ci siamo diretti verso la calde contrade del sud ma piuttosto verso le fresche e vigorose cime degli alberi da cui la sorvegliamo ancora meglio.

Il 18 febbraio, che ci abbiano sgomberato o meno, mostreremo che non siamo dei febbrili fuscelli che si spengono al primo soffio, ma un grande braciere ardente e determinato! Ritroviamoci, a centinaia, per una grande manifestazione in direzione della foresta di Lejuc, guanti e passamontagna per il freddo, musica e bombe di colore per la gioia. Che si tratti di rioccupare o di difendere l’occupazione, debuttanti o veterani, saremo presenti e imporremo il nostro ritmo ai nucleocrati.

 

  • Durante la giornata, sessioni di iniziazione all’arrampicata, nuove capanne e barricate fioriranno un po’ ovunque grazie alla forza collettiva e chissà, si puo’ anche immaginare la costruzione di un forte e di una teleferica! Non esitate a portare del materiale e tutte le vostre idee. Vi invitamo anche ad animare la lotta con i vostri stumenti musicali e di giocoleria.
  • Per la serata, arte di strada, vin brulè e concerti nella foresta. Se non fosse accessibile, altri luoghi saranno previsti!

Posti letto prima e dopo la mobilizzazione sono previsti. Fa freddo, indispensabile abbigliamento da montagna, scarponi, luce frontale e sacco a pelo per temperature rigide.

Résistance et affouages !
ANDRA dégage !