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Tutti a Bure quest’estate!

Porta il tuo piccone! Abbiamo 10 giorni per sotterrare l’Andra!

La gestione dei rifiuti nucleari non ha e non avrà mai una soluzione.

Ci saranno sempre, che siano qui a Bure a 500 metri sotto terra o altrove. L’urgenza non riguarda la loro gestione, ma l’interruzione della loro produzione. Se l’industria dell’atomo e lo Stato vogliono seppellire il problema rapidamente è per continuare a produrlo.

Noi ci opponiamo alla distruzione delle nostre terre e dei nostri luoghi di vita, nella Meuse come altrove e all’industria del nucleare.

A Bure, nel Nord-Est della Francia, dal 1 al 10 agosto prenderemo il tempo di amplificare e radicare l’opposizione al progetto CIGEO e al suo mondo.

Il sarcofago del nucleare

Dopo mezzo secolo di avvelenamento, l’industria nucleare non ha soluzioni riguardo la radioattività dei rifiuti nucleari. A fronte di questa incapacità, lo Stato vuole imporre l’interramento dei rifiuti attraverso metodi sempre più mafiosi: mascherata democratica, accaparramento dei territori, autoritarismo e violenza.

Dopo essersi fatta cacciare da numerosi altri siti negli anni 80, l’Agenzia Nazionale per la Gestione dei Rifiuti Radioattivi (ANDRA) si è installata per una prima fase di ricerca nel dipartimento della Meuse, a Bure, dal 1993.

Area a bassa popolazione (7 abitanti/km2) Bure sembra essere il luogo ideale per nascondere i peggiori rifiuti dell’inumanità.

Dal 2001 esiste un laboratorio di ricerca sotterraneo e nel 2006, nonostante l’esito riluttante del Dibattito Pubblico in merito allo stoccaggio profondo, l’ANDRA progetta di convertirlo in un “Centro Industriale di Stoccaggio Geologico” (CIGEO).

Nessun rifiuto è ancora in loco: il cantiere è previsto per il 2017 e i rifiuti dovrebbero arrivare nel 2025.

Oltre al laboratorio sperimentale, agli archivi e a un “ecothèque(una sorta di memoria dello stato pre-nucleare) già presenti sul sito, dei lavori annessi iniziano discretamente giorno dopo giorno: ampliamento delle strade, accaparramento delle terre da parte della SAFER (Società di Pianificazione del Territorio Rurale), disboscamento delle foreste vicine.

Parallelamente, un programma di accompagnamento industriale si sviluppa nel sud della Meuse: una piattaforma per il trasporto di materiali radioattivi, un’area di stoccaggio di materiali da costruzione, una filiera professionale legata all’industria nucleare.

I tentativi di opposizione per via legale hanno fino ad ora tutti fallito.

La petizione di 42000 firme locali richiedenti un referendum, spazzatura!

L’esito del Dibattito Pubblico nel 2006, con riserve sullo stoccaggio profondo, al vento!

Le ordinanze comunali contro l’interramento, insignificanti!

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Da 10 anni, supportata da una rete di associazioni locali e nazionali e soprattutto in risposta all’installazione del laboratorio sperimentale dell’ANDRA a Bure, una casa in rovina è stata comprata grazie all’aiuto dei militanti anti-nucleare tedeschi e in seguito ristrutturata per mezzo dei doni e dell’impegno dei militanti di passaggio. Questo luogo ambisce a produrre un’informazione indipendente, organizzare e riflettere sulle alternative energetiche, essere uno spazio di accoglienza e di vita collettiva. La “Casa di resistenza alla spazzatura nucleare” ha permesso agli individui e ai diversi collettivi di radicare una lotta locale e di favorire l’incontro tra le numerose persone in lotta.

Se le componenti storiche della lotta a Bure conducono da 20 anni un lavoro di sensibilizzazione, di rete e di monitoraggio sulle attività dell’ANDRA, il progetto di Stato avanza.

Per andare oltre alle forme associative di organizzazione, diventa sempre più necessario agire concretamente contro CIGEO.

Perché ci opponiamo

I rifiuti sono il problema insolubile dell’industria nucleare, non si sa come farli sparire, e questo per dei milioni di anni. La loro gestione è l’anello mancante del programma nucleare francese.

Favorevoli o contro il nucleare, la classe politica vorrebbe che tutti riconoscessero la necessità di “gestire” i rifiuti. Questa non è che una strategia per de-politicizzare la questione, con il pretesto di voler proteggere le generazioni future. Ma da quando l’industria nucleare sarebbe umanista? Se lo Stato e l’industria nucleare fossero coerenti come vorrebbero far credere, smetterebbero di produrre in maniera completamente schizofrenica! Eviterebbero di sottoporci ai rischi legati all’esistenza delle centrali e al trasporto di materiali radioattivi!

Allora ci viene detto: “i rifiuti ci sono” e sì ci sono, e ci saranno sempre, anche a 500 metri sotto terra. Sotterrare la catastrofe non vuol dire estinguerla: non usciremo più dal nucleare.

Noi non vogliamo né arbitrare né “proporre soluzioni” al problema eterno della gestione dei rifiuti nucleari, non siamo e non vogliamo essere “co-amministratori”. Questo vorrebbe dire agire come esperti delle alternative gratuitamente a profitto dei nucleocrati. Non si tratta di sensibilizzare l’apparato tecno-industriale e politico per una migliore soluzione della gestione dei rifiuti. La questione è fermare la produzione nucleare.

La metà dei rifiuti che si prevede sotterrare a Bure non sono ancora prodotti. I luoghi di stoccaggio attuali sono saturi, è il momento quindi di nascondere i rifiuti scomodi e fare spazio ai futuri rifiuti dell’industria nucleare.

Sbandierare una soluzione rapida, al fine di legittimare il perseguimento del programma “elettro-nucleare”.

Per dirlo con altre parole, perpetuare la catastrofe.

CIGEO risponde allo stesso gioco di poteri delle industrie farmaceutiche o agro-alimentari…

CIGEO è anche un’operazione di marketing verso l’internazionale, che vuole dare al modello nucleare francese un’immagine di padronanza totale, dall’estrazione dell’uranio fino allo smantellamento delle centrali. Battersi contro CIGEO è combattere la politica energetica francese che vuol fare della Francia l’interruttore d’Europa e del Maghreb.

Dai reattori nucleari ad acqua pressurizzata (EPR) all’interramento, passando per la linea THT, il CIGEO è il risultato di una serie di alterazioni e pianificazioni del territorio imposti dall’industria nucleare.

Oltre a distruggere una regione intera, l’interramento dei rifiuti radioattivi è funzionale allo sviluppo della filiera elettro nucleare, alla potenza di Stato e al capitalismo.

Far risplendere la crescita economica con l’estensione del mercato europeo dell’elettricità e delle innovazioni industriali: dall’internet degli oggetti alle vetture elettriche, dalle reti intelligenti ai contatori linky, tutto questo bel mondo che promette la gestione e la pianificazione del nostro quadro di vita.

I flussi di nuclidi goccioleranno inevitabilmente fuori da Bure.

Ecco perché ci opponiamo all’interramento a Bure come altrove.

Il progetto CIGEO riguarda tutte e tutti!

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Radunarsi quest’estate a Bure

Il blocco del Dibattito Pubblico del 2013 ha permesso di ridare un sentimento di forza collettiva alla lotta. La mobilizzazione di numerose persone opposte al progetto localmente e di numerose associazioni testimonia la volontà di non voler più subire l’impotenza e la depossessione rispetto alle menzogne, alla corruzione e alle consultazioni spazzatura. Non si vuole semplicemente informare ma rovesciare l’equilibrio: se il campo quest’estate contribuirà a far luce sulla mobilizzazione a Bure, sarà soprattutto l’occasione di azioni concrete.

Da diversi anni condividiamo esperienze collettive e elementi comuni nelle nostre pratiche: scambio di saperi, ricerca della nostra autonomia, orizzontalità delle organizzazioni, apertura di spazi dove diviene possibile l’esperienza comune, attenzione per gli uni e gli altri….

Venire al Campo di Bure non significa identificarsi nella lotta ecologista o antinucleare, ma credere nella necessità di organizzarsi aldilà delle lotte locali, per creare legami e energie comuni tra lotte che si “ritrovano”. Costruiremo insieme uno spazio per vivere 10 giorni di scambio di pratiche, di discussione sulle lotte vicine e lontane, sulla nostra maniera di vivere il collettivo, con uno spirito anti-autoritario, attento a evitare ogni forma di dominazione.

Parleremo delle lotte attuali (Bure, ZAD, No tav, forsta di Hambach,…), dell’evoluzione delle forme di repressione e dei movimenti reazionari per meglio riflettere e anticipare la lotta a Bure e delineare dei possibili comuni. Sarà inoltre l’occasione di organizzarci per la COP21, grande vertice sul clima previsto a Parigi nel dicembre 2015.

Disegniamo altri immaginari per le nostre vite…

Vladimir, Martine & Co

Il CIGEO previsto a Bure rappresenterebbe il 99% della radioattività francese e farebbe parte dei progetti europei più importanti dei prossimi anni. Il sito di interramento dei rifiuti di Bure (500 m sotto terra) occupa 200 ettari di terra agricola, 200 ettari di foresta e una vallata. A questo si aggiungono 10 milioni di metri cubi di sterri, due treni in media per settimana per 130 anni. 50% del volume riguarda dei rifiuti ancora non prodotti o provenienti dai paesi vicini. L’Agenzia Nazionale per la Gestione dei Rifiuti Radioattivi (ANDRA) lavora per CEA, AREVA, EDF e altri.