Storia della lotta

Alla fine degli anni ’90 la resistenza all’installazione del laboratorio a Bure inizia ad organizzarsi, con manifestazioni nelle strade di Bar-le-Duc, azioni, presidi, ma vista la bassa densità di popolazione il rapporto di forza fin da subito si rivela ineguale. Inoltre, se la resistenza ha perso un po’ la sua offensiva iniziale si possono identificare diverse ragioni: nel 2004, Sebastian Briat, un ragazzo di 22 anni, molto attivo nelle lotta antinucleare in Lorena, rimane travolto durante un’azione da un treno che trasporta scorie e muore. Questo episodio drammatico segna il morale di un gran numero di militanti locali.
Poco dopo, l’opposizione al dibattito pubblico, organizzata dai militanti locali, produce un effetto perverso di fatalismo davanti al cinismo delle istituzioni: un gran numero di abitanti finiscono per “farsi una ragione” a fronte di un nemico che detiene tutti i poteri e tutti i diritti.
Sempre nel 2004 i militanti locali del collettivo Bure Zone Libre comprano una casa a Bure, con il sostegno del Reseau Sortir du Nucleaire e la ristrutturano creando La Maison de Resistance à la poubelle nucleaire, luogo d’incontro e di organizzazione per i militanti antinucleare.

Tra il 2000 e il 2007, festival, campi, azioni e presidi sono organizzati davanti al laboratorio. Nel 2015 il campo Vmc é organizzato sul terreno della vecchia stazione di Lumeville, a 10 kilometri di distanza da Bure.
Nella primavera 2016 lavori “sospetti” vengono avvistati nella foresta di Mandres en Baàrrois, nel bosco Lejuc. E’ la zona he dovrebbe ospitare il cantiere preliminare al progetto.Questa foresta apparteneva al comune di Mandres en Barrois e quindi a tutti gli abitanti del villaggio che ne usufruivano in diversi modi: passeggiate, raccolta del mughetto, affouages (rifornimento di legno da ardere per l’inverno). L’Andra e il sindaco di Mandres en Barrois attraverso un consiglio municipale blindato dai vigili dell’Andra e svoltosi alle 6 del mattino del luglio 2015, all’insaputa degli abitanti, ufficializzano “lo scambio” della foresta. Alcuni abitanti decidono di attaccare l’Andra in giustizia per irregolarità.

A partire dall’estate del 2016 la foresta viene occupata, sgomberata e rioccupata, altri ricorsi giuridici contro le procedure dell’Andra. Il 14 agosto centinaia di militanti anti-Cigeo abbattono il muro che l’Andra aveva iniziato ad installare per recintare la zona. Dopo la caduta del muro la foresta viene re-invenstita da alcuni militanti. Barricate e capanne sugli alberi sono costruite.
Nella foresta mutilata e cosparsa da brandelli di muro, la vita ha ripreso il passo sul rumore funesto delle scavatrici.La presenza nella foresta afferma la determinazione a salvare il bosco Lejuc e a opporsi a tutti i lavori dell’Andra.